Startupper’s Swing / Andrea Nembro / XLpoll

 

 

 

La mia avventura è iniziata alcuni anni fa e questo è il mio secondo giro di giostra. Giù il gettone. Sono nuovamente pronto a divertirmi.

 

 

 

Vigevanese, classe 1974.  Alle scuole elementari rimaneva ore ed ore a disegnare automobili su fogli Fabriano armato di pastelli Caran D’Ache, appassionandosi alla bellezza delle forme, al design. Qualche anno dopo, si laurea in Disegno Industriale, si specializza ulteriormente con il Master in “E-design” che lo avvicina definitivamente alla convergenza tra digitale e business.

 

Attualmente è alla seconda avventura da startupper, con XLpoll, sistema per fare ricerche di mercato, ma ha in cantiere parecchi altri progetti, è un vero vulcano.

E’ convinto che il momento migliore per pensare allo sviluppo della sua startup sia quando pedala sulla bici da corsa!

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Luglio 2001, Padova, Webbit. Qui compro il mio primo gettone della giostra. Ingarbugliato in una matassa di cavi di rete, mi trovo immerso nel primo grande raduno italiano per internauti: una sorta di digital Woodstock in cui web designers, hackers, sistemisti o semplicemente geeks scambiano idee ed opinioni su un mondo che doveva ancora fiorire. Senza orari e regole, dormivamo in sacchi a pelo distesi per terra, senza preoccuparci che fuori ci attendeva un mondo professionale non ancora pronto per la rete. Per molte persone potevamo passare per nerds, ma lì dentro stavamo facendo una piccola rivoluzione! Torno rigenerato dal Webbit e capisco che il desiderio di inventare qualcosa faceva parte del mio DNA.

Insieme a Roberto Dellavedova, ex compagno di studi, entrambi freschi di Laurea in Disegno industriale al Politecnico di Milano, fondo Purodesign, startup in ambito digital. Orgogliosamente ammetto che eravamo dei pionieri nel nostro territorio, gli unici che offrivano consulenza digitale creativa di un certo livello alle imprese locali (Lomellina Valley, abbastanza ostici a quel tempo!).

Ammiravo IDEO e Frog Design per la forza creativa e le soluzioni che sviluppavano, e dentro di me sognavo di diventare come loro. Vinciamo il premio “Giovani Imprenditori – idee di impresa” tramite la Camera di Commercio di Milano: articoli sui giornali, strette di mano, incoraggiamenti in ogni angolo della strada. Cacchio, mi sentivo lo Steve Jobs della Lomellina. Eravamo un vulcano di idee innovative, a pensarci alcune incredibili per il tempo. Ad esempio una versione beta in Flash per navigare le città: con 160kb avevamo mappato tutta Vigevano, navigabile con quattro bottoni. Diciamo un antenato di Google Maps. Fare startup in quegli anni era veramente difficile, l’ambiente non era per niente favorevole e anche il mondo dei venture capital o dei business angels era praticamente inesistente, dunque le uniche fonti di finanziamento erano le proprie. Durante questi anni avviene però una svolta nel mio percorso, una tappa che ha sterzato la mia bussola verso un orientamento preciso. Frequento un Master al Politecnico di Milano in “E-design – il progetto della comunicazione in rete” e scopro cosa vuol dire far dialogare design, tecnologia e business. Questo aspetto mi permette di iniziare ad avere una visione più manageriale alle imprese, senza dimenticare la mia natura creativa. Nonostante ciò, dopo cinque anni i ricavi di Purodesign non giustificavano i nostri sforzi e prendiamo la decisione soffertissima di chiudere l’agenzia, tengo solo il brand che è tutt’ora vivo. 

Seguono esperienze, tutte in ambito tecnologico, presso Glamm Interactive, TicketOne e poi in Vetrocare che mi garantiscono una tranquillità finanziaria, che mi permettono di girare il mondo, fare esperienza e acquisire nuove competenze. Ma dentro di me la fiammella di startupper arde ancora.

Il sogno? Creare un network di giovani talenti con cui sviluppare le tre startup che ho in cantiere tutte in ambito web application. Magari sotto il cappello di Purodesign.

–  “XLpoll”, piattaforma che rivoluzionerà il settore delle Ricerche di Mercato online e del web advertising

–  “The Designers”, soluzione per il matching tra l’industria e i designers

–  “Riff4you”, la nuova forma 2.0 di dediche musicali per ogni location

XLpoll, attualmente la più avanzata (stato seed, business plan completato, in cerca di investitori), è un progetto innovativo e coraggioso perché stravolge le regole attuali del settore. Tutte questi progetti imprenditoriali hanno in comune un’anima creativa, in cui il design è materia portante. Parlare di design in un settore immateriale come il digital non è semplice, ma l’intento è di creare applicazioni utili ma esteticamente emozionali, paragonabili ad un’auto disegnata da Giugiaro o una sedia di Philippe Starck. Questo credo che sia la vera anima dei miei progetti, la forza che mi convince quotidianamente ad insistere.

Chiudo indicando tre cose importanti che ho imparato e che mi sento di poter condividere con altri giovani startupper.

1) Non spaventatevi davanti alla parola Business Plan

Se avete una buona idea, il business plan lo costruirete. Ne sono certo. Ore ed ore di lavoro, ma alla fine il modello di business lo troverete. Probabilmente il concept iniziale sarà stravolto, ma attorno ad esso un progetto interessante si riuscirà a creare. Forse io sono agevolato da un’impostazione professionale che ha sempre strizzato l’occhio verso il management, il marketing o, in generale, verso il business creativo. Infatti ogni idea che coltivo la traslo immediatamente in uno schema economico preciso: a chi vendo, come guadagno, come trovo clienti ed infine la exit strategy. Quando troverete risposte convincenti a queste quattro domande, allora siete pronti per concepire la struttura. Un’ottima tecnologia, un’idea rivoluzionaria in ambito web, una startup dal team eccezionale non sono certezze senza un modello di business chiaro. Leggete “Business Model Generation” di Osterwalder, un testo basilare per ogni startupper: semplice, chiaro, strategico, graficamente convincente.

2) Disegnate la vostra idea

Avete presente Zuckerberg nel film “The social network” quando disegna la struttura di Facebook sulle pareti della propria camera? Ecco, fate la stessa cosa: disegnate la vostra idea su carta! Poi iniziate a tracciare le relazioni, chi fa cosa, input ed output, un primo layout grafico e naturalmente i flussi monetari. In questo modo si inizia a capire se il progetto profuma anche di business e non solo di tecnologia. Vedere qualcosa di disegnato su carta a me restituisce energia per proseguire.

3) Trasformatevi in pionieri globali

Immedesimatevi negli antichi pionieri del Far West e ragionate in termini globali. Probabilmente la prima fonte di aiuto (v. finanziamento) potrebbe anche essere sotto casa, ma per capire se la startup è scalabile fino a renderla appetitosa a fondi di venture capital, allora ragionate fin da subito in ambito internazionale. Chi può affermare che il grande salto non lo farete a Londra? O a Dubai? Perché non a Shanghai? La strada corretta è non avere limiti territoriali.

La mia avventura è iniziata alcuni anni fa e questo è il mio secondo giro di giostra. Giù il gettone. Sono nuovamente pronto a divertirmi.

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